L’Eccidio di Fornelli 
“Abbiamo fatto tutto il possibile per cacciare i tedeschi. Che non ci siamo riusciti è altra cosa. Ma tutto il paese è stato martire, ha pianto i suoi morti, ha perduto la sua roba. Quel poco che gli restò, lo fece mangiare agli alleati. E tutto questo il patrio governo ha ritenuto di riconoscerlo con una medaglia di bronzo ”

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Nella mattinata del 3 ottobre, tre soldati tedeschi, mentre razziavano bestiame nella contrada Castello, vennero colpiti dagli scoppi di bombe a mano lanciate da un giovane ex soldato italiano, che, dopo aver compiuto il gesto, si diede alla macchia. Due militari furono feriti: il terzo, illeso, li trasportò all’ospedale da campo, ubicato nell’area di Colli a Volturno e riferì l’accaduto. Uno dei due feriti morì a causa delle gravi ferite riportate. Nel giro di poche ore scattò la rappresaglia: due ufficiali occuparono il Municipio di Fornelli ed un gruppo di soldati catturò 12 uomini, tra cui il podestà ed il suo vice, mentre nella contrada Castello, dove era effettivamente avvenuto l’agguato, furono catturati altri 5 uomini. Il podestà fu esautorato e, secondo le testimonianze, il suo incarico fu affidato ad altra persona. Nel corso della giornata, il comandante dell’unità competente per quel territorio inviò una nota al parroco, da recapitare al (nuovo) “sindaco”, avvertendo che se fosse stata fatta una qualsiasi altra resistenza alle truppe tedesche (anche) i dodici ostaggi catturati sarebbero stati fucilati. Un’indagine effettuata dagli alleati nelle settimane successive accertò che la cattura del podestà dovette avvenire in seguito alla delazione di un ufficiale della milizia fascista, collaborazionista dei tedeschi, considerato dai testimoni come un “acerrimo” nemico del primo cittadino. Dopo un processo, tenutosi presso un comando ubicato vicino Alfedena (AQ), i cinque uomini della contrada Castello ed il podestà furono condannati a morte mediante impiccagione. In particolare, i primi avrebbero coperto il responsabile dell’agguato; il podestà, invece, era accusato di antifascismo e di aver dato ospitalità sia ad alcuni prigionieri alleati evasi dal campo di Sulmona, sia ad una famiglia britannica sospettata di spionaggio. Il giorno dopo (4 ottobre), la sentenza di morte per impiccagione fu letta in pubblico nella piazza principale di Fornelli. Prima dell’esecuzione, l’intero centro abitato venne evacuato. Seguì la distruzione e l’incendio dei palazzi nobiliari e dell’intera contrada Castello. I condannati vennero condotti alle forche e giustiziati. Secondo i testimoni, durante l’impiccagione i soldati tedeschi avrebbero diffuso musica ad alto volume da un grammofono rubato in una vicina abitazione. I cadaveri rimasero esposti, penzoloni, per due settimane, come monito per la popolazione.
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